Intervento sulla video arte dei MASBEDO nell’audizione parlamentare del 26 luglio 2007

Onorevole Presidente, Onorevoli Deputati, in forma concisa e diretta vorremmo sottoporVi alcune problematiche che da anni vedono implicati gli artisti visivi che come noi, utilizzano la video arte come mezzo espressivo artistico. 

Riteniamo innanzitutto utile fare una breve premessa su cosa esattamente sia la video arte e sulla rapida evoluzione che essa ha avuto in questi ultimi dieci anni.

La video arte è una forma d’arte basata sulla creazione e riproduzione di immagini in movimento mediante strumentazioni tecnologiche video. 

Molti hanno definito questo tipo di espressione contemporanea come una disciplina artistica concettuale a cavallo tra documentario e cinema, tra performance e teatro in video. 

In verità la video arte sfugge ancora oggi a una possibile definizione precisa, dunque a una qualsiasi facile etichettatura. 

La video arte non è cinema, non è unicamente concettuale, non è un sorta di cortometraggio. 

La video arte si affida, a differenza di altre discipline artistiche come ad esempio il cinema, a un tipo di “narrativa visiva che racconta per immagini”.

Lo sviluppo di questa modalità espressiva è  strettamente legata a all’evoluzione della tecnologia.

Attualmente lo sviluppo inarrestabile della tecnologia rende particolarmente vivace la produzione nel campo della video arte, che in modo esteso s’avvale ovviamente di ogni tipo di piattaforma e di supporto disponibile: basti pensare all’utilizzo di schermi al plasma e LCD, di proiezioni sempre più luminose e di supporti digitali d’ogni tipo, fino alle ultimissime possibilità date dalle nuove tecnologie in alta definizione HD, con evoluzioni in direzione di una qualità sempre maggiore.

Lontana quindi da un utilizzo passivo del mezzo tecnologico, la video arte si serve del medium per precise finalità comunicative e non si ferma ad una pura documentazione della realtà. 

La sua capacità di intervenire sul reale e sulla sua percezione si traduce nella messa in discussione della posizione assoluta dello spettatore. 

Attualmente le innovazioni tecnologiche stanno trasformando la videoarte: le videoproiezioni stanno assumendo proporzioni cinematografiche, la tecnologia digitale permette ai creatori di portare l’immaginario video su strade sempre più complesse e Internet fornisce agli artisti nuovi spazi e nuovo pubblico per il loro lavoro. 

Da parecchi anni ormai si assiste ad una fitta serie di mostre e rassegne internazionali di Video Arte organizzate da enti pubblici, gallerie, associazioni, teatri, scuole e singoli ricercatori all’insegna del mutamento in corso nel mondo dell’arte e della cultura “visuale” dei nostri tempi. 

Negli ultimi anni però i costi di produzioni di tali opere sono notevolmente cresciuti creando da un lato un grande miglioramento dell’aspetto estetico, da un altro una sorta di “fatica economica” che per nostra esperienza viene affrontata unicamente dai galleristi che si pongono come “anticipatori economici” (non si può parlare di produttori) per la realizzazione dell’opera video in questione. 

Questa ambiguità del “produttore gallerista” purtroppo genera dubbi e confusione. Partiamo col dire che non esiste alcuna legislazione per garantire l’esistenza di tale espressione artistica, la legge riconosce unicamente come lavoro professionale le figure operanti nel cinema e nella pubblicità. 

Il video artista non ha diritti d’autore, non ha prevenzione sociale, non ha uno statuto a cui affidarsi. 

I musei italiani, a differenza di altri europei (la Spagna è un esempio su tutti), che insieme alle gallerie private e ad alcuni Film festival sono il luogo deputato per esporre video, si trovano senza dubbi in una condizione ai limiti del primitivo, totalmente sprovveduti di materiale tecnico (proiettori, schermi, lcd) e di sovvenzioni per la produzione delle video opere. 

Il nostro intervento oggi è mirato a far luce su alcuni punti essenziali del problema in questione:

  1. le problematiche inerenti la produzione videoartistica, quali raccolta e gestione fondi, assicurazione e prevenzione delle figure professionali che collaborano alla produzione delle video opere (tecnici, macchinisti, attori, musicisti, montatori….). Ad oggi nulla di tutto questo viene regolato da una qualche norma giuridica specifica, la produzione dell’opera è affidata dunque e unicamente all’anticipo contanti da parte del gallerista e da collaborazioni gratuite di “piacere”. 

Lo ripetiamo: non esiste un posizionamento fiscale, assicurativo e previdenziale che trovi riscontri di sorta nel mondo della produzione artistica video, creando alla fine una sorta di promiscuità di collaborazioni non regolamentate e occasionali.

  1. Non esiste nessuna norma vigente per regolare il Diritto d’autore del video artista; questo significa che l’esposizione di un proprio video all’interno di un museo istituzionale non genera alcuna fonte di reddito.
  2. Non esistono sovvenzioni statali per l’aiuto alla produzione di opere video.

Riteniamo dunque utile far chiarezza sul problema che vive un video artista nel momento in cui non gli è data la possibilità di essere in regola (appunto perché non esistono norme che regolino il mondo video artistico) e dunque di lavorare in un terreno anarchico senza  sovvenzioni, reddito, prevenzione sociale.

Alleghiamo uno scritto dell’Avvocato Silvia Stabile che da anni si sta occupando di questo problema.

Restiamo a Vostra disposizione per ogni evenienza. Buon lavoro.

I Masbedo, duo artistico composto da Nicolò Massazza (1973, Milano) e Jacopo Bedogni (1970, Sarzana).
I due artisti vivono a Milano e lavorano insieme dal 1999

www.masbedo.org

COMMISSIONE CULTURA SCIENZA E ISTRUZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

“INDAGINE CONOSCITIVA SULLE PROBLEMATICHE CONNESSE  AL SETTORE DELL’ARTE FIGURATIVA ITALIANA, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE CONDIZIONI DELLA SUA ESISTENZA E SVILUPPO”

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