Creatività in Cifre


L’Industria Culturale e Creativa italiana rappresenta il 3° datore di lavoro ed un patrimonio di eccellenza per il nostro Paese e per l’Europa.

Il Sistema Produttivo  Culturale e Creativo, costituito da imprese e no profit, genera più di 92 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, una filiera che arriva a muovere, nell’insieme, 255,5 miliardi, equivalenti al 16,6% del PIL nazionale.

L’occupazione è di 1.520.000 operatori circa, che rappresentano il 6,1% del totale degli occupati in Italia, 7 milioni di lavoratori in Europa.

Eppure, il cinismo miopico politico, sì, tende a condannare alla fame, alla precarietà, alla disoccupazione e lavoro disallineato i tanti diplomati che ogni anno escono da Accademie, Conservatori e Scuole Coreutiche, dei quali, secondo una ricerca di AlmaLaurea, la quota di occupati è pari al 53%, con profonde differenze a seconda del tipo di corso, raggiungendo, infatti, il 72% tra i diplomati di secondo livello, il 45% tra quelli di primo livello e il 42% tra i diplomati del vecchio ordinamento, più frequentemente impegnati in corsi di diploma (o laurea) successivi.

La restante quota è composta da diplomati che non lavorano né cercano (22%) o che invece non lavorano ma sono alla ricerca attiva di un impiego (25%).

Il 29,5% – 30% degli occupati, nel complesso, svolge la professione nell’ambito dell’educazione e della formazione (in particolare come insegnanti in discipline artistiche, quali musica, canto, danza o strumenti musicali, ma anche insegnanti di sostegno)

A questi si aggiunge un ulteriore 14% che svolge la professione di professore di scuola secondaria e post-secondaria in altre materie;

Quasi 1 su 5 svolge invece la propria professione nell’ambito di discipline artistiche espressive vere e proprie, dedicandosi principalmente alla professione di compositore, musicista o cantante, di pittore, scultore, disegnatore e restauratore di beni culturali; mentre, quote residuali per le professioni di regista, sceneggiatore o scenografo.

Il 15% svolge una professione tecnico-artistica: fotografo, grafico, disegnatore, assistente in ambito cinematografico o teatrale ed educatore professionale.

Ci sono poi le professioni di ripiego in ambito commerciale: 10% tra i diplomati svolge lavori d’ufficio esecutivi (5%) e meno qualificate (5%).

La quasi totalità dei diplomati accademici, ainoi, è occupato nei servizi (94,5%), in particolare nel ramo dell’istruzione e ricerca (48,5%) e in quelli delle rappresentazioni artistiche e altre attività di supporto (18%), coerentemente con gli studi fatti; percentuale che sale al 26%, tra i diplomati che hanno effettuato esperienze di studio all’estero.

Segue un 9% di coloro impegnati nel ramo del commercio.

Il 58% dei diplomati accademici è impegnato nel settore privato, 34% in quello pubblico, mentre il restante 7% è occupato nel non profit.

Molto diffuso il lavoro part-time: oltre la metà dei diplomati è infatti occupato a tempo parziale (55%), 68,5% tra i diplomati che hanno svolto un’attività di studio all’estero.

Questo ha ovviamente un forte impatto sul guadagno mensile netto, pari, in media, a 930 euro, e che raggiunge i 1.220 euro tra chi lavora a tempo pieno.

Ci sono però forti differenze anche per tipo di corso: sempre isolando coloro che lavorano a tempo pieno, la retribuzione mensile netta sale a 1.237 euro tra i diplomati di secondo livello, mentre cala a 1.180 euro tra i diplomati di primo livello; è pari a 1.232 euro tra quelli di vecchio ordinamento.

Occorre tuttavia tenere presente che oltre un terzo dei diplomati (39%) dichiara di svolgere più lavori.

Vai all’Indagine AlmaLaurea sugli esiti occupazionali dei diplomati accademici delle istituzioni AFAM

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