La connessione della creatività tra arte e scienza

[…] Bisognerebbe restituire maggiormente alla parola creatività la sua dimensione progettuale ed etica: creatività è la nuova ed efficace soluzione di un problema… è la scoperta “che apre” prospettive “nuove” e “fertili”. La creatività è un orizzonte di prospettive utili.

È l’intuizione di un imprenditore che intercetta un bisogno o un’opportunità, o l’illuminazione dell’artista che racconta aspetti sconosciuti del mondo e di noi. In sostanza creatività è il buono che produce qualcosa di buono per la comunità, che stimola a fare bene il bene. […]

[…] La creatività, infatti, è certamente multidisciplinare, in quanto riguarda e coinvolge più discipline, ma è anche interdisciplinare, ovvero dialogo tra saperi, connessioni tra le competenze, tra teorie e pratiche.

La creatività deve essere soprattutto metadisciplinare, ovvero il risultato di combinazione interpretativa, costruttiva, invettiva, ineludibili per poter cogliere le caratteristiche delle conoscenze, per associarle, e/o elaborarne delle nuove.

Per essere creativi cioè occorre esporsi ad una vasta gamma di culture, cercare di apprendere in modo differente, potenziare l’autoapprendimento, essere pronti a ribaltare le associazioni di base aprendosi a prospettive multiple. […]

[…] Alle volte, infatti, non è il potere della logica a condurre, nella fase ideativa della creatività, alla scoperta delle leggi scientifiche, ma il potere dell’intuizione, e di una comprensione quasi empatica dell’esperienza. […]

[…] Secondo illustri autori, il criterio intuitivo per riconoscere l’utilità di una combinazione creativa, che sia artistica o scientifica, è la bellezza, intesa non solamente in senso estetico, ma legata all’eleganza così come la intendono i matematici: armonia, economia, rispondenza allo scopo.

Cercare, leggere, riconoscere la bellezza significa trovare l’armonia che è, in fondo, ciò che serve all’uomo per ordinare il mondo, un ordine utile di cui si avverte, in fondo, un assoluto bisogno.

Sarebbe dunque la ricerca di questa “grazia” a incoraggiare percorsi creativi, “così come l’artista sceglie, fra i lineamenti del suo modello, quelli che completano il ritratto e danno vita e carattere”. […]

[…] È come se, nella scienza e nell’arte, fosse richiesto di scivolare in una sorta di sogno che indebolisca il pensiero finalistico e, attraverso l’astrazione dell’immagine, suggerisca il passaggio “dell’attimo fuggente”.

Forse non è un caso che Cartesio e Kekulè, si dice, avessero avuto alcune delle loro idee più importanti proprio mentre erano a letto.

Allo stesso modo la realizzazione di un dipinto è una specie di “esperimento scientifico”: il risultato di uno sviluppo complesso nel tempo, di un’evoluzione o piuttosto di un intreccio di evoluzioni, del pittore che dialoga con la sua tela.

La creatività continuerebbe così ad adattarsi, ad aggiustarsi, a sfidare tempo e spazio, a procedere per prove, per tentativi.

È più complessa di quanto appaia, non si esaurisce in una scheggia di illuminazione.

Come per lo scienziato, la spinta evolutiva dell’artista è il confronto con il limite. […]

[…] E così il ritocco, la correzione, la pausa, sono citazioni di una creatività disciplinata, paziente, umile, che fonda l’incontro tra arte e scienza.

Tuttavia, esistono differenze significative tra un settore e l’altro: nel settore scientifico la creatività non ammette repliche, ma solo conferme.

La creatività artistica invece ispirerebbe e promuoverebbe repliche.

Si tratta di un concetto che si rifà alla idea dell’arte come mimesis: se vediamo qualcosa di bello vogliamo riprodurlo … disegnarlo. […]

[…] Con riguardo all’atteggiamento nei confronti dei problemi con cui si cimenta, è ormai verificato che lo scienziato, una volta raggiunte le soluzioni appropriate, senta concluso il proprio compito. L’artista invece tende a rimanere nella tensione, orientato alla continua e nuova apertura di problemi. […]

(estratto da “La connessione della creatività artistica e scientifica” di Francesca Montuschi sul blog del Circolo CUBO dell’Università di Bologna – clicca qui per leggere tutto l’articolo)

Informazioni su Giuseppe Cocco Borzone de Signorio Sabelli

Nasco a Roma nel 1957, m° Fotografo Documentarista Geografico dal 1977, poi Artista Viaggiatore lento e solitario; in smaART working narro con i miei Carnet de Voyage 2.0, il SudARTour nell'Italia minore con la M maiuscola, più grande giardino emozionale diffuso. Da Creativo ho messo insieme le mie passioni artistiche: fotografia pittura e scrittura, realizzando i miei acquarelli digitali dai miei appunti fotografici, diffondendoli e vendendoli grazie al computer ed internet

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