Impresa Italia

Le numerose crisi aziendali diffuse sul territorio italiano, ci interrogano sulle possibili soluzioni da proporre ed offrire al popolo italiano.

Noi Creativi ci sentiamo in dovere di dare il nostro contributo ideale e propositivo, grazie alla nostra visione progettuale – afferma il Giuseppe Cocco, segretario nazionale del Sindacato Nazionale Creativi UGL -.per un progetto d’Impresa Italia.

Basta con le chimere e illuderci con false promesse, falsi miti, sogni, seduzioni; riprendiamoci il lavoro e la nostra identità made in italy che tanto affascina il mondo intero.

Basta affidarsi ai pifferai magici o al genio e all’opera di pochi imprenditori – italiani o stranieri -, lavorando come servi; iniziamo a cooperare dal basso per migliorare il nostro Paese, per il benessere individuale e condiviso.

Rendiamoci padroni del nostro destino, smettiamola di lasciarci vivere, illudendoci di essere o poter essere ciò che non siamo, sbarcando il lunario con l’arte di arrangiarci, frustrati, disillusi, depressi, arrabbiati, violenti o in fuga. .

Cambiamo passo e mentalità, rendiamoci consapevoli delle nostre potenzialità, rimbocchiamoci le maniche in tutto il paese, diventando cittadini attivi e non passivi e servili.

Chiediamo a gran voce allo Stato di impegnare i nostri soldi, non per mantenere in piedi situazioni decotte, ma progetti di sviluppo diffuso, sostenibile ed ecocompatibile, a misura d’uomo,.

Chiediamo che organizzi servizi e strutture diffusi in ogni dove, rendendo vivibile ogni angolo del Paese, per Invertire l’abitudine di ingolfare le grandi città; ripopolando le aree e i luoghi abbandonati. ..

Promuoviamo il ricambio generazionale nei settori tipici ed identitari che fanno la nostra differenza all’estero.

La scelta di affidarsi all’industria fatta nel dopoguerra, si è mostrata una scorciatoia per un rapido arricchimento, ma è arrivata al capolinea.

Tra l’altro la scelta di posizionare alcune industrie in taluni territori, portò sì lavoro ma anche distruzione di tessuti sociali ed ambientali identitari; sono state imposte, calate dall’alto, senza tener conto delle specificità dei territori, beneficenza pelosa operata in altri tempi.

Ma oggi, che nuove sensibilità sociali fanno discutere le popolazioni locali, a torto o a ragione, su termovalorizzatori, TAV, TAP, energie nucleari, impianti geotermici, i cittadini si rendono conto dei danni provocati alle comunità da quella beneficenza inquinante.

Tutto cambia, ma il cambiamento subìto ci fa soccombere, mentre vivendolo attivamente ci rende padroni.

La trasformazione del mondo e delle urgenze, interrogano sulla necessità di convertirsi e riconvertire il Paese ad un’economia di comunità.

Si facciano piani di crescita e sviluppo territoriale sostenibile – comunali, provinciali, regionali -, basati sulle potenzialità, necessità e vocazioni dei territori, sostenuti e condivisi dalle comunità locali e coordinati dallo Stato.

Si inizi a riconoscere specificità e differenze regionali, armonizzando il nord e il sud, consapevoli delle differenze storiche, geografiche, sociali ed antropologiche.

Perché l’armonia deriva dal suono di strumenti diversi che suonano la loro parte in un’unica orchestra.

Tutti sono utili, riconosciamo validità e rispettabilità ad ogni mestiere per invertire la sindrome dei cervelli e delle braccia in fuga.

Si rioccupino i lavoratori di aziende dismesse, nella bonifica delle aree ex industriali; si creino posti di lavoro per la messa in sicurezza idrogeologica, la cura dei boschi, l’agricoltura per la produzione dei prodotti tipici,,la gastronomia e il buon cibo; l’artigianato, l’ambiente, l’arte e la cultura, il turismo, l’edilizia con la ristrutturazione dell’esistente e la ricostruzione delle aree terremotate, le infrastrutture, l’adeguamento e sviluppo ferroviario, la raccolta uso e riciclo dei rifiuti, le imprese green per la produzione di energie rinnovabili, lo sviluppo digitale, i servizi, la cura dei centri abitati.

Si mettano in rete, si dia visibilità e si sostengano le buone pratiche esistenti da nord a sud.

Si lavori per un’economia circolare a misura d’uomo.

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