Umanesimo industriale: creatività, innovazione e cultura d’impresa

Il recupero dello memoria storica dell’impresa, la sua conservazione e fruizione, possono essere visti da diverse prospettive e con obiettivi diversificati: dalle finalità di marketing, alla condivisione dei propri valori con la società, ad una più matura e diffusa consapevolezza del know how aziendale, fino ad un’offerta di turismo industriale che punta a valorizzare il territorio circostante.
Un numero sempre maggiore di imprese si mostra, oggi, attento o costruire o mantenere una relazione con la propria storia, con il territorio e la comunità, a sostenere l’Arte e la Cultura, oltre che a rispondere ai criteri di sostenibilità ambientale e sociale in linea con la cosiddetta “fabbrica bella”.
Questi i temi, in linea con il proficuo incontro fra Cultura e Impresa di cui l’Associazione Civita è promotrice da oltre trent’anni, e già al centro della rivista “Economia della Cultura” – Il Mulino, n.1/2019 – si è discusso in occasione del convegno dando voce agli esperti oltre che ai rappresentanti del mondo delle aziende.

Presso la sede romana dell’Associazione Civita, si è svolto l’incontro “Umanesimo industriale: creatività, innovazione e cultura d’impresa”, promosso dalla stessa Associazione Civita e dall’Associazione per l’Economia della Cultura, in merito all’impegno che, ad oggi, sempre più aziende riservano nel mantenere una relazione con la propria storia, con il territorio e la comunità, nel sostenere l’arte e la cultura oltre che nel rispondere ai criteri di sostenibilità ambientale e sociale.

Le imprese italiane rappresentano un sistema culturale con una propria dimensione storica, sociologica ed economica che, insieme con le Istituzioni, concorre alla creazione della cultura nella nostra epoca. I prodotti, le rassegne stampa, i brevetti, i documenti audiovisivi e tutto ciò che nasce dalla quotidianità dell’operare, sono le più vive testimonianze di una cultura del Made in Italy che trae origine dall’attività economica ma che riserva significati più ampi.
Il recupero della memoria storica dell’impresa, la sua conservazione e fruizione possono essere visti da prospettive differenti e con obiettivi diversificati: dalle finalità di marketing (tipiche della brand heritage come elemento qualificante del prodotto aziendale), alla condivisione dei propri valori con la società, ad una più matura e diffusa consapevolezza del know how aziendale, fino ad un’offerta di turismo industriale che punta a valorizzare il territorio circostante, indagandone, tra l’altro, anche la storia.
Obiettivo dell’incontro è, dunque, quello di mettere a fuoco la trasformazione, insieme culturale e produttiva, che vede il mondo delle imprese italiane interprete creativo del valore della memoria e di un nuovo umanesimo con, al centro, il rapporto con le persone.
Le imprese, danno vita ad un’intensa progettazione culturale di mostre, musei, archivi, biblioteche, produzioni artistiche e architettoniche, attraverso cui conservano e, al contempo, trasferiscono, i propri valori sia al loro interno che all’esterno, con significativi effetti di crescita e sviluppo.
L’impegno delle imprese nella ricostruzione della memoria aziendale non è un fatto recente ma conosce oggi un vero salto di qualità, divenendo il fulcro vitale delle relazioni e raccogliendo la richiesta di contenuti immateriali che proviene dalla società digitale e che ne determina le scelte in misura sempre maggiore.
Emerge, così, una storia d’idee, persone e territori intrecciata all’evoluzione dei processi produttivi, delle tecnologie e della ricerca scientifica; una sintesi fruttuosa che interpreta in pieno il bisogno di riallacciare i rapporti fra la cultura scientifica e quella umanistica.
Questi i temi di cui si è discusso nel corso del convegno, con l’intento di sottolineare l’importanza, per l’Impresa, di conservare, tutelare e proiettare al futuro la propria cultura. Un impegno significativo capace di creare nuove opportunità in termini di occupazione, ricchezza e qualità della vita nel nostro Paese.

Dopo i saluti di apertura di Gianni Letta, Presidente Associazione Civita, e Innocenzo Cipolletta, Associazione per l’Economia della Cultura, l’incontro si è svolto in due diversi momenti di dibattito durante i quali è stata data voce agli esperti oltre che ai rappresentanti del mondo delle aziende.

Il primo momento, dal titolo “Costruire l’immaginario nella competizione globale”, moderato da Elisa Fulco, Heritage communication consultant, e ha visto gli interventi di Renzo Iorio, Presidente Gruppo Tecnico Cultura&Sviluppo Confindustria, Marco Montemaggi, Consigliere Museimpresa, Maria Rosaria Napolitano, Professore di Management – Università di Napoli Parthenope, Chiara Paolino, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il secondo, dal titolo “Il paese e le sue imprese: il racconto dell’unicità”, moderato da Madel Crasta, Associazione per l’Economia della Cultura, prevedeva gli interventi di Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS Italiane, Roberto Di Vincenzo, Presidente Isnart e Segretario Generale Fondazione Hubruzzo, Eugenio Sidoli, Presidente Philip Morris Italia.

Purtroppo l’incontro si è interrotto durante l’intervento di Luigi Cantamessa a causa del malore improvviso che ha colpito il relatore al quale inviamo i nostri più sentiti auguri.

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