Creatività diversità rivoluzionaria

Creativi gridiamo la nostra diversità visionaria, strumento rivoluzionario per dare futuro un nuovo mondo, una proposta al nostro Paese ingessato nelle sue vecchie abitudini sclerotizzanti.

Essere Creativi significa vivere fuori dal coro, non far parte della massa piatta, omologata; significa mettere in crisi una società che condanna chi è diverso, per non mettersi in discussione.

Noi Creativi non siamo politicamente corretti, apportiamo un diverso modo di vedere e vivere la vita.

Siamo diversi, e per ciò stesso, non compresi, in una società che bada più alla forma che alla sostanza; non inquadrati nelle abituali, quanto non normali, categorie omologanti e massificanti, mettiamo in difficoltà quanti ci circondano.

La società, incapace a mettersi in discussione, preferisce tentare di normalizzare chiunque sia diverso e, se sfugge, marginalizzarlo come indesiderato.

Il Creativo, già da bambino, a scuola, viene scambiato per un asociale, o come già avvenne con i bambini che scrivevano con la sinistra, inquadrato nella categoria degli afflitti da disturbi; oggi la società ha creato la categorizzazione dei “Disturbi evolutivi Specifici di Apprendimento” convenzionalmente identificati con l’acronimo DSA, riferendosi ai disturbi delle abilità scolastiche: disturbo della lettura (Dislessia) – disturbo della scrittura (Disortografia, Disgrafia) – disturbo del calcolo (Discalculia). Ma il vero disturbo è il bambino “diverso” non omologato che disturba il “normale” svolgimento delle attività scolastiche. Ma questi bambini, pieni di sensibilità e profondità di pensiero, vengono ascoltati, gli viene riconosciuta la capacità di esprimersi con diversi strumenti, quali il segno, il colore, la forma, della comunicazione artistica?

No, si chiude il canale di dialogo accusandoli di non rispettare la forma, dimenticando che la forma non è sostanza, che troppo ordine appartiene alle persone disturbate mentalmente, poco creative e ottuse; troppa efficienza diventa deficienza.  Non li si aiutano i piccoli a conoscere sé stessi, perché un ego spropositato, presuntuoso non permette di mettersi in discussione. Non si aiutano i piccoli a diventare degli adulti consapevoli del fatto che cultura, termine derivante dal latino cultus coltivare, che le persone colte sono individui “coltivati” e al tempo stesso “capaci di coltivare” , coltivare la vita; attivare cioè i sensi ed acquisire la consapevolezza della vita che ci circonda. Aristotele invitava a distinguere imparare a distinguere tra il significato delle cose, che l’intelletto attribuisce ad esse, e il loro senso, che è invece un prodotto dell’anima, un frutto dell’esperienza del vivere quotidiano.

Si continua, anche in età adulta, a puntare il dito e la critica, contro chi veste e si acconcia in maniera diversa, chi è disordinato (il disordine è vita), chi dà più attenzione allo spirito e alla bellezza, all’essere più che all’avere, chi non dà peso alla superficialità dei formalismi, alle regole non scritte ma diffuse, più o meno subdolamente, nelle menti delle masse, chi è libero da conformismi.

Noi Creativi non abbiamo diritto di cittadinanza, siamo degli apolidi, ci è negato ogni spazio, rinchiusi in riserve indiane; abbiamo perfino difficoltà a trovare spazi di ascolto, perché le nostre menti aperte, si scontrano con quelle ottuse, arroganti, presuntuose; perché i nostri pensieri e discorsi, non sono nemmeno previste all’interno delle categorie dell’informazione.

In una società rigida e schematica, sempre pronta al razzismo, che ha visione limitata alla cultura locale più che a quelle diverse del resto del mondo, veniamo messi sotto pressione, accusati di inadeguatezza, da chi è inadeguato a capire la diversità e la ricchezza che alberga nel diverso.

Inclusione di tutti i talenti creativi salverà il nostro paese dalla stagnazione e da morte certa per consunzione.

Informazioni su Giuseppe Cocco Borzone de Signorio Sabelli

Nasco a Roma nel 1957, m° Fotografo Documentarista Geografico dal 1977, oggi Documentarista Geografico Crossmediale, Viaggiando e Lavorando in Remoto narro con uso dei Diari di Viaggio dei Viaggiatori del Grand Tour dall'ottocento ad oggi, racconto i luoghi dell'Italia minore con la M maiuscola, più grande giardino emozionale diffuso, raccontando con testi, mappe, video e podcast grazie al computer ed internet

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