Presentazione LegArte: intervento del pittore Paolo D’Orazio

Quella che segue è l’incipit della relazione di Paolo D’Orazio, che racconta la storia dell’arte italiana vista, vissuta e raccontata da uno dei più rappresentativi artisti italiani contemporanei, da lui presentata in occasione della conferenza stampa tenutasi in Campidoglio il Roma, il 6 maggio 2019, per la presentazione di LegArte, che propone la costituzione di una Consulta delle Arti.

Un paese senza artisti è un Paese destinato a scomparire. l’Arte senza mecenati non potrebbe sopravvivere.
Leonardo da Vinci, se non ci fossero stati i mecenati non sarebbe esistito.
Non solo lui, ma non sarebbe esistito tutto il nostro Rinascimento, punta di diamante della cultura in tutto il mondo.
Duchi, Principi, Papi, Re, tutti hanno contribuito a questa meravigliosa incredibile ed insostituibile storia che ci ha resi unici in tutto il mondo.
Con l’avvento dei Savoia e la loro brama di conquista, il mecenatismo si affievolì fino a scomparire.
Lo Stato Piemontese aveva un unico interesse: conquistare l’Italia.
Un periodo dove ci furono grandi artisti, ma che nessuno ebbe mai interesse a valorizzarli, basti pensare a Segantini e a Fattori ed altri che rimasero chiusi entro le mura del nostro Paese.
Dobbiamo attendere la fine della prima guerra mondiale; in quegli anni, una donna ed un filosofo fecero sì che in Italia ci fosse una particolare attenzione per le Arti e di conseguenza per gli artisti.
Si chiamava Margherita Sarfatti, amica intima del primo ministro e di alcuni ministri dell’epoca e di Giovanni Gentile.
Lo Stato divenne primo mecenate.
Gli artisti, attraverso la corporazione delle Arti, passarono da oggetti a soggetti della società.
Contribuirono in maniera determinante, non solo alla crescita culturale, ma anche sociale e industriale del Paese; basti pensare al movimento Futurista e alla rivoluzione che ha portato nelle forme di elementi industriali, come la macchina ed altro, e al concetto rivoluzionario della casa, della città, Sabaudia ne è un esempio.
La Biennale di Venezia apre le porte al cinema, diventa una manifestazione internazionale.
Si apre la Quadriennale di Roma per le Arti Visive, la Triennale di Milano per l’architettura, la Biennale di Monza per la progettazione industriale, e moltissimi premi annuali in diverse città italiane.
l’Italia vive un momento di grande presenza ed attenzione internazionale.
La seconda guerra mondiale travolge l’Italia in una tragedia unica, la guerra l’attraversa a pettine da Sud a Nord .
Gli artisti rimangono orfani dei loro due mecenati, la Sarfatti rimane in Inghilterra, dove si era rifugiata per sfuggire alle leggi razziali naziste e Giovanni Gentile viene assassinato da sconosciuti.
Finita la guerra l’Italia delle macerie cerca di risollevarsi.
Dopo il referendum sulla Monarchia, l’Italia si trova in pratica divisa fra due gruppi politici: la DC filo americana e il PCI filo sovietico.
Si forma un Governo di unità nazionale fino al 1947, poi si profila il Governo DC con alleati.
Nell’Italia della ricostruzione venne promulgata la legge 717/49 per abbellire la ricostruzione degli edifici di pubblico interesse con opere d’Arte.
Il sindacato C.G.I.L. apre agli artisti con la sezione arti visive.
Con la rappresentanza sindacale, come per legge, gli artisti tornano a svolgere un ruolo attivo, non solo nei concorsi, ma anche nelle Istituzioni, nei musei ed Enti delegati alle Arti.
Nel bene e nel male, questo sistema permette agli artisti di vivere con dignità nel rispetto per il loro lavoro .
Rispetto da parte della società ma anche fra artisti, De Chirico, Sironi, Severini, Balla, erano rispettati dai giovani come Guttuso, Mafai, Turcato, Gentilini ed altri.
I Comuni concedevano, a prezzi calmierati, gli studi per lavorare.
Si pensi che, a Roma, nel Tridente e vicinanze, fino agli anni settanta si contavano circa 1400 studi d’artista e botteghe d’Arte.
Nel 1968 con il Convegno del PCI al cinema Cristallo, Giorgio Napolitano in qualità di responsabile culturale, lanciò la parola d’ordine di vedere oltre il realismo pittorico per dare spazio alla fotografia e ai video, e non essere provinciali.
La verità era che, da una parte, volevano scrollarsi di dosso i pittori realisti, ma dall’altra, non volevano accettare gli astrattisti che erano l’eredità del futurismo.
Nel contempo, finì l’idillio americano per l’Europa, e iniziò la conquista culturale dell’America, prima in Germania e poi in Italia.

Informazioni su Giuseppe Cocco Borzone de Signorio Sabelli

Nasco a Roma nel 1957, m° Fotografo Documentarista Geografico dal 1977, oggi Documentarista Geografico Crossmediale, Viaggiando e Lavorando in Remoto narro con uso dei Diari di Viaggio dei Viaggiatori del Grand Tour dall'ottocento ad oggi, racconto i luoghi dell'Italia minore con la M maiuscola, più grande giardino emozionale diffuso, raccontando con testi, mappe, video e podcast grazie al computer ed internet

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